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- Retribuzioni contrattuali aumentate del 3,1%, ma inferiori dell'8,1% rispetto al 2021.
- Agricoltura settore trainante: crescita salariale del 5%.
- 27 contratti in attesa di rinnovo, coinvolgendo 5,5 milioni di dipendenti.
Nel corso del 2025, le retribuzioni contrattuali in Italia hanno mostrato segnali di ripresa, con un incremento medio del 3,1% per l’insieme dei settori economici. Questo dato, rilevato dall’Istat, evidenzia un parziale recupero rispetto all’inflazione (Ipca) che, nello stesso periodo, si è attestata all’1,7%. Tuttavia, nonostante questo incremento nominale, i salari reali degli italiani rimangono inferiori dell’8,1% rispetto ai livelli pre-inflazione del gennaio 2021. La situazione, quindi, pur mostrando un miglioramento rispetto al passato, segnala una persistente difficoltà nel recupero del potere d’acquisto eroso dal carovita degli anni precedenti.
Dinamiche Settoriali e Contrattuali
L’analisi settoriale rivela dinamiche eterogenee. Nel settore privato, la crescita salariale, pari al 3,2%, è stata trainata principalmente dall’agricoltura (+5%), dall’industria (+3,4%) e, in misura minore, dai servizi privati (+3%). Al contrario, la pubblica amministrazione ha registrato un incremento più contenuto, pari al 2,7%. Questa differenza è in parte attribuibile al ritardo nei rinnovi contrattuali del settore pubblico, con tutti i contratti collettivi scaduti a fine 2024 e rinnovati solo in parte nel corso del 2025. A fine dicembre 2025, risultano essere 48 i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica, riguardanti circa 7,6 milioni di lavoratori, pari al 57,8% del totale dei dipendenti. Tuttavia, ben 27 contratti, coinvolgenti circa 5,5 milioni di dipendenti, sono ancora in attesa di rinnovo, con un tempo medio di attesa di 18,9 mesi.

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Effetti dell’Inflazione e Interventi Fiscali
Nonostante la crescita nominale delle retribuzioni, l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto dei salari. Gli accordi collettivi stipulati nel triennio 2022/24, sebbene tardivi, hanno concesso aumenti inferiori al 6%, a fronte di un tasso inflazionistico superiore al 17%. Sebbene gli interventi fiscali abbiano parzialmente mitigato l’impatto sui salari netti, la distanza tra le retribuzioni lorde prima e dopo l’inflazione rimane significativa. Tale discrepanza sottolinea l’importanza per il sistema economico di aggiornare prontamente e in maniera favorevole i contratti collettivi, salvaguardando il potere d’acquisto dei lavoratori senza la necessità di un intervento statale. Inoltre, la crescita delle retribuzioni lorde è fondamentale in quanto incide su garanzie a lungo termine, quali la pensione e il trattamento di fine rapporto.
Tendenze nel Mercato del Lavoro e Cassa Integrazione
Parallelamente all’andamento salariale, si osservano tendenze interessanti nel mercato del lavoro. A dicembre 2025, le ore di cassa integrazione autorizzate hanno registrato una riduzione del 13% rispetto a dicembre 2024. Tuttavia, la cassa integrazione straordinaria, utilizzata per crisi gravi, ha registrato un aumento, raggiungendo 60,7 milioni di ore autorizzate nel quarto trimestre del 2025, rispetto alle 41,1 milioni di ore dello stesso periodo del 2024. Questo incremento è in parte attribuibile alle difficoltà del settore metalmeccanico e all’aumento delle ore autorizzate per solidarietà nel settore delle telecomunicazioni.
Prospettive Future: Un Orizzonte di Sfide e Opportunità
Le dinamiche salariali del 2025 delineano un quadro complesso, caratterizzato da una lenta ripresa del potere d’acquisto e da disparità settoriali. Sebbene la crescita nominale delle retribuzioni rappresenti un segnale positivo, la persistente distanza dai livelli pre-inflazione e il ritardo nei rinnovi contrattuali nel settore pubblico sollevano interrogativi sulla capacità del sistema economico di garantire una equa distribuzione della ricchezza. La situazione richiede un’attenzione costante alle dinamiche inflazionistiche, alla tempestività dei rinnovi contrattuali e alla promozione di politiche salariali che favoriscano la crescita delle retribuzioni lorde, a garanzia delle tutele di lungo periodo dei lavoratori. Sulla base degli accordi contrattuali in vigore alla fine di dicembre 2025, l’indice orario delle retribuzioni per l’intera economia dovrebbe registrare un incremento del 2,4% nella media del periodo gennaio-giugno 2026, e un aumento dell’1,9% nella media dell’intero anno 2026.
Amici, riflettiamo insieme su questo scenario. È fondamentale essere consumatori consapevoli e comprendere come l’inflazione e le dinamiche salariali influenzino il nostro potere d’acquisto. Una nozione base di difesa del consumatore ci ricorda che conoscere i nostri diritti e le dinamiche economiche è il primo passo per tutelarci. Approfondendo, possiamo capire come le politiche salariali e gli interventi fiscali incidano sul nostro reddito disponibile, permettendoci di fare scelte più informate e di partecipare attivamente al dibattito pubblico. Ricordiamoci che la nostra consapevolezza è la chiave per un’economia più equa e sostenibile.








