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- Draghi avverte: l'Europa rischia di diventare subordinata e deindustrializzata.
- L'UE agisce come potenza unita in commercio, concorrenza e politica monetaria.
- Serve un "federalismo pragmatico" per superare lo stallo senza subordinazione.
In un contesto globale in rapida evoluzione, l’Unione Europea si trova a un punto di svolta cruciale. Le recenti dichiarazioni di figure di spicco come Mario Draghi evidenziano una crescente consapevolezza delle sfide che l’UE deve affrontare per mantenere la propria rilevanza e prosperità. L’ex Presidente della Banca Centrale Europea ha lanciato un monito chiaro: l’Europa deve decidere se rimanere un semplice mercato, soggetto alle priorità altrui, o intraprendere le azioni necessarie per diventare una vera potenza.
Draghi ha sottolineato come l’ordine globale, un tempo garante di pace e prosperità, sia ormai defunto. Questo sistema, basato sullo Stato di diritto internazionale e sulla protezione offerta dagli Stati Uniti, ha portato vantaggi significativi a tutti gli attori coinvolti. Tuttavia, non è stato in grado di correggere gli squilibri che si sono creati nel tempo, in particolare con l’ascesa della Cina.
La minaccia di un nuovo ordine mondiale
Il vero pericolo, secondo Draghi, non è tanto il crollo del vecchio ordine, quanto ciò che lo sta sostituendo. L’Europa si trova di fronte a un’America che sembra anteporre i propri interessi e a una Cina che controlla nodi cruciali delle catene di approvvigionamento globali, pronta a sfruttare questa posizione per i propri vantaggi.
Questo scenario pone l’Europa di fronte a un rischio concreto: diventare subordinata, divisa e deindustrializzata. Un’Europa che non è in grado di tutelare i propri interessi avrà difficoltà a preservare i propri valori nel lungo periodo.

- 🇪🇺 Finalmente un'analisi lucida! Draghi ha centrato il punto......
- 📉 L'idea di una federazione europea mi lascia perplesso......
- 🤔 E se l'Europa smettesse di inseguire il modello americano...?...
La via verso una federazione pragmatica
Per affrontare queste sfide, Draghi propone un cambio di paradigma: passare da una confederazione a una federazione. Nei settori in cui l’Europa si è unita, come il commercio, la concorrenza, il mercato unico e la politica monetaria, è considerata una potenza rispettata e negozia come un’unica entità. Al contrario, dove non ha saputo unire le forze, come nella difesa e nella politica estera, è trattata come un agglomerato informale di Stati di medie dimensioni, facilmente frammentabile.
Draghi parla di “federalismo pragmatico”, un approccio che implica l’esecuzione delle misure attuabili con i collaboratori disponibili nelle aree dove è possibile realizzare avanzamenti. Questo metodo supera l’attuale stallo e lo fa senza che nessuno sia subordinato. I paesi membri partecipano su base volontaria, e la possibilità di unirsi resta aperta a chiunque, esclusi coloro che intendano ostacolare il fine condiviso.
L’orgoglio europeo come motore del cambiamento
Piuttosto che limitarsi a criticare, Draghi fa appello all'”orgoglio europeo”, alla fiducia in sé stessi e alla fede nel futuro. Agendo insieme, gli europei possono riscoprire la propria forza e costruire un’Europa basata sulla volontà comune e sul beneficio condiviso.
Un’integrazione di questo tipo, che non preveda subordinazione, è indiscutibilmente auspicabile, ma anche assai più complessa da raggiungere. Richiede un approccio diverso, che si fonda sulla determinazione condivisa e sulla solidarietà.
Quale Futuro per l’Europa? Un Appello alla Consapevolezza
L’analisi di Draghi delinea un quadro complesso ma stimolante per il futuro dell’Europa. La sua visione di un’UE federata, capace di agire con unità e determinazione, rappresenta una risposta concreta alle sfide poste da un ordine mondiale in rapida trasformazione. La sua proposta di un “federalismo pragmatico” offre un percorso percorribile, che consente agli Stati membri di progredire insieme, senza sacrificare i propri valori o la propria sovranità.
La posta in gioco è alta: l’Europa deve scegliere se rimanere un attore passivo, soggetto alle decisioni altrui, o diventare una potenza capace di difendere i propri interessi e promuovere i propri valori nel mondo. La decisione spetta ai leader europei, ma anche ai cittadini, che devono essere consapevoli delle sfide che l’UE deve affrontare e sostenere le scelte necessarie per garantire un futuro prospero e sicuro per tutti.
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Amici lettori, riflettiamo un momento su questo scenario. Come consumatori e cittadini europei, siamo direttamente interessati a queste dinamiche. Una nozione base di difesa del consumatore ci insegna che la diversificazione delle fonti di approvvigionamento è fondamentale per evitare dipendenze eccessive e garantire la disponibilità di beni e servizi a prezzi accessibili.
Ma c’è di più. Una nozione avanzata ci spinge a considerare l’importanza di sostenere le imprese europee, che creano posti di lavoro e contribuiscono alla nostra prosperità. Questo non significa chiudere le porte al resto del mondo, ma piuttosto promuovere un commercio equo e sostenibile, che tenga conto dei nostri valori e dei nostri interessi.
Vi invito a riflettere su queste questioni e a far sentire la vostra voce. Il futuro dell’Europa è nelle nostre mani.








