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- Il Pil europeo è sceso a 2/3 di quello degli Stati Uniti.
- L'europa incide solo per il 6% sulle emissioni globali.
- L'Ets incide per oltre 25 euro sul costo di ogni megawattora.
L’Europa si trova ad affrontare una crisi industriale senza precedenti, una situazione che richiede un’azione immediata e radicale per evitare un declino irreversibile. Il 12 febbraio 2026, i capi di stato e di governo dell’Unione Europea si riuniranno per discutere la competitività dell’economia continentale, prendendo in esame i rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta, finora rimasti inattuati. La sfida è enorme: il mondo è cambiato radicalmente e l’Europa fatica a tenere il passo.
L’ex presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato come la difficoltà dell’Europa nel reagire ai cambiamenti globali e la perdita di “lucidità strategica” abbiano convinto i suoi avversari di un declino irreversibile. Ammettere gli errori è un compito arduo per una classe politica ancorata a un modello consumerista, ambientalista ed estremista finanziario obsoleto, e per una tecnocrazia potente e inamovibile che controlla sempre più la politica.
I dati sono inequivocabili: negli ultimi 20 anni, il PIL europeo è sceso da un livello equivalente a quello degli Stati Uniti a soli due terzi, mentre il PIL pro-capite è diminuito al 60% rispetto a quello americano. Il numero di imprese europee tra le grandi aziende mondiali è diminuito, evidenziando un ridimensionamento del peso dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina. Inoltre, l’Europa è in ritardo nelle tecnologie di punta come AI, biotecnologie e spazio, con un divario apparentemente incolmabile.
Tutto ciò è avvenuto nonostante le condizioni favorevoli di cui ha goduto l’economia europea negli ultimi due decenni: un mercato vasto e ricco, tassi di interesse bassissimi grazie all’euro, e prezzi dell’energia relativamente contenuti fino al 2022 grazie al gas russo a buon mercato. Questi fattori avrebbero dovuto favorire investimenti massicci in ricerca, sviluppo e innovazione, ma ciò non è avvenuto.
La situazione attuale pone l’Europa di fronte a un bivio cruciale. Da un lato, si può continuare con il Green Deal e un approccio anti-industriale, aggravato da un’iper-regolamentazione che scoraggia le imprese. Dall’altro, è necessario invertire la rotta, rimettendo in discussione l’intero impianto ideologico e concettuale delle politiche climatiche che hanno penalizzato le imprese e innescato la deindustrializzazione.
La Marcia dei 40.000: Un Appello all’Azione
Per invertire questa tendenza, è necessario un ampio consenso politico e sociale. Il salvataggio e il rilancio dell’industria europea non possono essere oggetto di divisione o polemica. In questo contesto, le rappresentanze industriali europee devono assumere una postura proattiva e propositiva.
Confindustria, espressione della seconda manifattura europea, deve alzare la voce e combattere il conformismo che ha trasformato le rappresentanze degli industriali in portatrici del “pensiero unico” di Bruxelles. L’idea di una “marcia dei 40.000” presso il Berlaymont, *un’iniziativa sia di protesta che di proposte, costituisce un chiaro segnale dell’urgenza di un cambiamento.
Questa marcia, ispirata alla manifestazione di Torino del 1980, dovrebbe rappresentare un’ampia coalizione di cittadini, impiegati, quadri, operai, artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, uniti nel sostegno all’industria e nella contrarietà all’estremismo ideologico. Sia in quel periodo che nel presente, una mentalità ostile al capitalismo e all’iniziativa imprenditoriale, celata dietro la lotta al mutamento climatico, ha assunto una posizione dominante.
È necessario mobilitarsi e presentare proposte radicali, cercando alleanze con tutti coloro che considerano il problema industriale una priorità. Questo significa collaborare non solo con Francia e Germania, ma anche con Polonia, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia e le confindustrie dei paesi mediterranei.
- 👍 Ottimo articolo, finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire......
- 👎 Assolutamente no! Il Green Deal è l'unica via......
- 🤔 E se invece di competere con Cina e USA ci concentrassimo su......
Rivedere il Sistema ETS e Affrontare i Nodi Fondamentali
Uno dei punti cruciali da affrontare è il sistema ETS (per lo scambio di quote di emissioni), che va superato. Gli sforzi fatti dall’Unione Europea in termini di politiche climatiche, che hanno penalizzato l’industria, non hanno portato a una riduzione delle emissioni globali, poiché le altre aree del mondo non stanno seguendo lo stesso percorso di sostenibilità.

L’Europa rappresenta solo il 6% delle emissioni globali, e l’industria ne provoca meno della metà. Chiudere tutte le industrie europee non avrebbe un impatto significativo a livello globale, poiché le emissioni mondiali continuano a crescere. È dunque indispensabile riconsiderare o sospendere il sistema ETS, che incide per oltre 25 euro sul costo di ogni Megawattora elettrico, in un continente che già detiene i prezzi energetici più elevati a livello mondiale.
Dopo vent’anni dall’entrata in vigore del sistema ETS, non esiste uno studio ufficiale che ne valuti gli effetti positivi in termini di progresso tecnologico e decarbonizzazione dei processi produttivi, né i danni causati ai sistemi industriali europei in termini di perdita di competitività, delocalizzazioni e chiusure di fabbriche.
Oltre al sistema ETS, è necessario affrontare altri nodi fondamentali per costruire una reale autonomia strategica e competitività dell’industria europea:
Energia e neutralità tecnologica nella transizione, con un mix energetico che includa gas (con carbon capture) e nucleare di nuova generazione.
Materie prime critiche, promuovendo il riciclo e riavviando le attività minerarie in Europa.
Eliminazione delle criticità contenute nell’iper-regolamentazione europea, come le direttive Csrd e Csdd, il regolamento sulla deforestazione e le normative ambientali.
Autonomia digitale, con la costruzione di infrastrutture digitali autonome e piattaforme di AI proprietarie. Sicurezza, con il rinforzo dell’industria della difesa e della sicurezza. Implementazione di misure di protezione e barriere tariffarie per difendere il mercato e il settore industriale europeo da importazioni provenienti da nazioni che praticano una concorrenza sleale.
Rimozione dell’inamovibilità della burocrazia europea.
L’Unità Sindacale per la Difesa del Lavoro Industriale
I sindacati dei metalmeccanici e dei lavoratori della chimica, tessile ed elettricità si sono mobilitati a Bruxelles per rivendicare i diritti dei lavoratori di comparti che devono affrontare investimenti bloccati, ristrutturazioni e crescente incertezza. Il rapporto Syndex evidenzia come solo i comparti aerospaziale e della difesa restano competitivi a livello globale, mentre gli altri settori rischiano la deindustrializzazione e la perdita di milioni di posti di lavoro.
Le richieste dei sindacati includono investimenti reali nelle industrie verdi e sociali, garanzia di posti di lavoro locali negli appalti pubblici, misure di tutela del lavoro, piani per una transizione giusta, contrasto al commercio globale sleale e energia pulita e accessibile per le industrie europee.
Il pericolo di deindustrializzazione è evidente, con l’UE che sta diventando dipendente da paesi extraeuropei per l’approvvigionamento delle materie prime. Questo impoverisce il tessuto industriale europeo e mette a rischio il sistema di welfare. Inoltre, le differenze tra i paesi del Nord e del Sud dell’UE creano ulteriori disparità.
Gli accordi commerciali con i paesi del Mercosur e India aprono i mercati europei, ma la Commissione europea deve garantire che l’Europa non divenga solo una terra di conquiste per le produzioni dei grandi colossi mondiali. L’UE deve avere un progetto comune e una reale comprensione degli equilibri mondiali per evitare di essere un vaso di coccio tra Stati Uniti e Asia.
Un Futuro Possibile: Ripartire dall’Industria per un’Europa Competitiva e Sociale
La crisi industriale europea è una sfida complessa che richiede un approccio olistico e una visione strategica. Non si tratta solo di affrontare le questioni economiche, ma anche di preservare il modello sociale e democratico che ha caratterizzato l’Europa per decenni. *La conversione energetica non deve sfociare in una completa disintegrazione del settore industriale. È necessario un cambio di paradigma che metta l’industria al centro, ridandole competitività e lavorando per l’autonomia strategica europea. Questo richiede un ampio consenso politico e sociale, una mobilitazione delle forze produttive e una revisione delle politiche che hanno penalizzato le imprese e innescato la deindustrializzazione.
L’Europa necessita di una nuova “marcia dei 40.000”, una mobilitazione che unisca la protesta e la proposta, coinvolgendo cittadini, aziende e sindacati per la salvaguardia dell’occupazione industriale e la costruzione di un futuro prospero e sostenibile.
Verso un’Economia Circolare Consapevole: Una Riflessione Finale
Amici, la situazione che abbiamo descritto è complessa, ma non disperata. Come consumatori consapevoli, possiamo fare la nostra parte sostenendo le imprese che investono in pratiche sostenibili e che rispettano i diritti dei lavoratori. L’economia circolare, ad esempio, è un modello che promuove la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo dei materiali e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Una nozione base di difesa del consumatore è quella di informarsi sull’origine dei prodotti che acquistiamo e di preferire quelli realizzati con materiali riciclati e con processi produttivi a basso impatto ambientale.
Ma non basta. Dobbiamo anche chiedere ai nostri rappresentanti politici di adottare politiche che favoriscano la transizione verso un’economia più sostenibile e che proteggano l’industria europea dalla concorrenza sleale.
Una nozione avanzata è quella di partecipare attivamente al dibattito pubblico, esprimendo le nostre opinioni e sostenendo le iniziative che promuovono un’economia circolare e una società più giusta.*
Riflettiamo: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per contribuire a costruire un futuro migliore per noi e per le generazioni future? La risposta è nelle nostre mani.
- Pagina della Commissione Europea sulla competitività, per approfondire il tema.
- Intervista a Enrico Letta sul suo rapporto per la ripresa economica europea.
- Posizione di Confindustria per una politica industriale europea competitiva.
- Approfondimento storico sulla 'Marcia dei Quarantamila' a Torino, evento emblematico.








