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- Il mercato della varia è calato del 2,5% rispetto al 2021.
- Gli audiolibri sono cresciuti del 4,2%, raggiungendo i 25 milioni di euro.
- Gli ebook hanno subito una flessione dell’8%, scendendo a 79 milioni di euro.
Come le Case Editrici Stanno Limitando i Nostri Diritti sulle Copie Digitali
L’illusione della proprietà digitale
Nell’era digitale, l’accesso all’informazione dovrebbe essere un diritto inalienabile, un flusso libero di conoscenza che alimenta la mente e la crescita della società. Tuttavia, una rete intricata di licenze d’uso sta gradualmente trasformando questo ideale in una gabbia dorata. Le case editrici, erigendosi a custodi del sapere, impongono restrizioni sempre più stringenti sull’utilizzo dei contenuti digitali che acquistiamo, erodendo di fatto i nostri diritti di consumatori e limitando la nostra libertà di fruire appieno di ciò che paghiamo.
Un tempo, possedere un libro era sinonimo di libertà. Potevamo sottolineare le frasi più significative, condividerlo con amici e familiari, donarlo a una biblioteca o rivenderlo a un mercatino dell’usato. Con l’avvento degli ebook, della musica in streaming e dei film digitali, questa libertà si è progressivamente dissolta, lasciando spazio a una realtà ben più vincolante: non acquistiamo più il contenuto in sé, ma soltanto una licenza temporanea per accedervi, spesso a condizioni capestro.
Questa trasformazione, apparentemente innocua, ha profonde implicazioni per il futuro della cultura e della conoscenza. Se non siamo più proprietari di ciò che leggiamo, ascoltiamo o guardiamo, ma semplici “affittuari” di contenuti digitali, il nostro rapporto con la cultura si impoverisce e la nostra capacità di pensiero critico ne risente. Siamo chiamati a interrogarci sul significato di proprietà nell’era digitale e a difendere i nostri diritti di consumatori e cittadini in un mondo sempre più dominato dalle logiche del mercato.
Le licenze d’uso, il fulcro di questa problematica, si presentano come contratti standardizzati che accettiamo in modo automatico, spesso senza nemmeno leggerli. Questi accordi, tuttavia, attribuiscono alle case editrici un potere smisurato sul destino dei nostri acquisti digitali. Possono limitare il numero di dispositivi su cui possiamo fruire di un ebook, impedirci di prestarlo a un amico, o addirittura revocarci l’accesso al contenuto qualora violassimo, anche involontariamente, i termini della licenza. Immaginiamo di acquistare un’automobile e scoprire che la casa produttrice si riserva il diritto di disattivare il motore a distanza se superiamo un determinato limite chilometrico annuale o se prestiamo il veicolo a un conoscente non autorizzato. Una situazione assurda, non è vero? Eppure, questo è esattamente ciò che accade nel regno digitale.
Dietro la promessa di una maggiore comodità e accessibilità, si cela una strategia ben precisa: trasformare i consumatori in utenti vincolati, costantemente dipendenti dalle piattaforme e dai servizi offerti dalle case editrici. Questo modello di business, basato sulla “rental economy” (economia del noleggio), genera profitti ingenti per le aziende, ma a scapito dei diritti e delle libertà dei consumatori.
La questione dei diritti digitali è inestricabilmente legata alla protezione della nostra privacy. Le case editrici, al fine di garantire il rispetto delle licenze d’uso, raccolgono una quantità impressionante di dati relativi alle nostre abitudini di lettura, ascolto e visione. Registrano quali libri leggiamo, quali canzoni ascoltiamo, quali film guardiamo e per quanto tempo. Queste informazioni, apparentemente innocue, possono essere utilizzate per creare profili dettagliati dei nostri gusti, delle nostre preferenze e delle nostre opinioni, aprendo la strada a pratiche di manipolazione e profilazione sempre più sofisticate. La sorveglianza costante dei nostri consumi culturali rappresenta una minaccia concreta alla nostra autonomia e alla nostra capacità di pensiero critico.
Citando il pensiero di Giovanni Ziccardi, autore del libro “Diritti Digitali Raffaello Cortina Editore Milano 2022”, la salvaguardia dei dati personali è un elemento cardine per tutelare la libertà individuale nell’era digitale. Pertanto, è fondamentale che i consumatori siano consapevoli dei rischi connessi alla cessione dei propri dati e che si attivino per proteggere la propria privacy.
I dati relativi alla vendita di libri, elaborati con la collaborazione di Nielsen BookScan e diffusi dall’Associazione Italiana Editori (AIE), mostrano un calo del mercato della varia del 2,5% rispetto al 2021, attestandosi a 1,775 miliardi di euro. In questo contesto, gli audiolibri hanno registrato una crescita del 4,2%, raggiungendo i 25 milioni di euro nel 2022, mentre gli ebook hanno subito una flessione dell’8%, scendendo a 79 milioni di euro. Anche il numero di ebook pubblicati ha subito una contrazione, con un dato provvisorio di 35.200 novità nel 2022, una diminuzione del 28,6% rispetto al 2021 (49.313) e del 27,8% rispetto al 2019 (48.763). Questo calo, secondo gli esperti, riflette un problema di offerta più che di domanda, con molti editori che ancora non pubblicano la versione ebook in contemporanea con il cartaceo e che limitano la distribuzione a pochi store principali.
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I nostri diritti digitali: quali sono e come vengono sanciti
Per poterci difendere efficacemente da queste pratiche lesive dei nostri diritti, è indispensabile conoscere quali sono i nostri diritti digitali e come vengono tutelati dalle leggi vigenti. In Italia, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (Gdpr) rappresenta una pietra miliare nella tutela della privacy e dei dati personali. Questa normativa europea ci conferisce il diritto di accedere ai nostri dati, di rettificarli, di cancellarli e di opporci al loro trattamento. L’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea sancisce esplicitamente il diritto alla protezione dei dati personali, garantendo che ogni individuo abbia il controllo sulle proprie informazioni personali.
Tuttavia, l’applicazione del Gdpr nel contesto specifico dei contenuti digitali è spesso complessa e ambigua. Le case editrici, ad esempio, possono invocare il “legittimo interesse” per giustificare la raccolta e l’utilizzo dei nostri dati, rendendo difficile per i consumatori opporsi a queste pratiche. Inoltre, la mancanza di una normativa specifica sui diritti digitali lascia ampi margini di interpretazione e consente alle aziende di adottare politiche restrittive senza incorrere in sanzioni.
La direttiva 2019/790 sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, pur introducendo alcune novità positive, come il diritto all’equo compenso per gli autori e gli artisti, non affronta in modo esaustivo la questione dei diritti dei consumatori sui contenuti digitali. Di conseguenza, la tutela dei nostri diritti digitali dipende in larga misura dalla nostra consapevolezza e dalla nostra capacità di farli valere.
Le biblioteche svolgono un ruolo cruciale nella promozione dell’accesso alla cultura e alla conoscenza. Tuttavia, nel contesto digitale, il loro ruolo è messo a dura prova dalle politiche restrittive adottate dalle case editrici. A differenza dei libri cartacei, per i quali vige il principio dell’esaurimento del diritto, gli ebook sono soggetti a licenze d’uso che ne limitano fortemente la disponibilità per il prestito bibliotecario.
Come evidenziato dal programma Knowledge Rights 21 (KR21), il prestito di ebook non è regolato da una norma esplicita nel diritto d’autore europeo, lasciando ampio spazio alla contrattualizzazione privata, spesso a scapito del principio di equità di accesso. Le biblioteche non acquisiscono la piena proprietà della copia digitale, ma solo licenze d’uso soggette a termini e condizioni stabiliti dagli editori o dai fornitori, che ne definiscono accesso e durata. Questo crea una dipendenza strutturale dalle licenze che genera significative asimmetrie nell’accesso alla conoscenza digitale. In Italia, il prestito digitale è ostacolato da vincoli contrattuali, prezzi insostenibili e, in alcuni casi, indisponibilità dei titoli, mettendo a rischio la missione educativa e democratica delle biblioteche.

Aziende nel mirino: chi limita maggiormente i nostri diritti
Diverse aziende attive nel settore degli ebook e dei contenuti digitali sono finite nel mirino delle associazioni dei consumatori e delle autorità di controllo per le loro politiche restrittive. Amazon, con il suo Kindle Store, è spesso al centro delle polemiche. Nonostante l’ampia offerta di titoli, le licenze d’uso degli ebook Kindle impediscono la rivendita o il prestito degli stessi, e limitano il numero di dispositivi su cui è possibile leggerli. Inoltre, Amazon si riserva il diritto di rimuovere ebook dai dispositivi degli utenti, come accaduto in passato con alcune edizioni di “1984” di George Orwell, un episodio che ha suscitato indignazione e polemiche a livello globale.
Anche Kobo, un altro importante rivenditore di ebook, applica restrizioni simili. Sebbene alcune piattaforme offrano modelli di abbonamento che sembrano più flessibili, come Kindle Unlimited o Kobo Plus, in realtà si tratta sempre di licenze temporanee che non conferiscono alcun diritto di proprietà sul contenuto. Gli utenti che sottoscrivono questi abbonamenti hanno accesso a un catalogo limitato di titoli, che possono leggere solo durante il periodo di validità dell’abbonamento. Una volta scaduto l’abbonamento, perdono l’accesso ai titoli scaricati, anche se li hanno letti solo parzialmente. Questo modello di business, pur offrendo una certa convenienza economica, limita fortemente la libertà dei consumatori e li trasforma in utenti dipendenti dalle piattaforme.
Molti editori italiani, come evidenziato da StreetLib, continuano a considerare l’ebook come un prodotto di serie B, ritardando la pubblicazione delle versioni digitali o limitandone la distribuzione a pochi store principali. Questo atteggiamento, secondo StreetLib, riflette una mancanza di apertura verso le nuove opportunità offerte dal digitale, come i modelli di abbonamento e i mercati internazionali. Inoltre, molti editori applicano prezzi eccessivi agli ebook, rendendoli meno competitivi rispetto ai libri cartacei e scoraggiando i consumatori dall’acquisto. La mancanza di una politica coerente e lungimirante da parte degli editori italiani sta frenando lo sviluppo del mercato degli ebook e penalizzando i consumatori.
In risposta a queste critiche, alcune aziende stanno iniziando a sperimentare modelli di business più rispettosi dei diritti dei consumatori. Alcune piattaforme, ad esempio, offrono ebook DRM-free (senza restrizioni), che possono essere scaricati e letti su qualsiasi dispositivo senza limitazioni. Altre aziende stanno promuovendo modelli di licenza più flessibili, che consentono il prestito e la rivendita degli ebook. Tuttavia, queste iniziative sono ancora isolate e non rappresentano un’alternativa concreta al modello dominante, basato sulle licenze d’uso restrittive.
La questione dei diritti digitali non riguarda solo gli ebook, ma anche altri contenuti digitali, come la musica, i film e i videogiochi. In tutti questi settori, le aziende stanno adottando politiche sempre più restrittive, limitando la libertà dei consumatori e trasformandoli in utenti dipendenti dalle piattaforme. È necessario un intervento legislativo a livello europeo per tutelare i diritti dei consumatori e garantire un accesso equo e sostenibile alla cultura e alla conoscenza nell’era digitale.
Riconquistare la libertà digitale: un appello ai consumatori consapevoli
Di fronte a questo progressivo “furto digitale”, non possiamo rimanere inerti. Dobbiamo risvegliare la nostra coscienza digitale e agire per difendere i nostri diritti di consumatori e cittadini. Innanzitutto, è fondamentale informarci e consapevolizzare i nostri amici e familiari sui rischi connessi alla cessione dei nostri dati e alla limitazione dei nostri diritti digitali. Dobbiamo leggere attentamente le licenze d’uso prima di acquistare contenuti digitali e utilizzare strumenti come “Terms of Service Didn’t Read” (ToS;DR) per valutare rapidamente i termini di servizio dei vari servizi online.
In secondo luogo, dobbiamo sostenere alternative che rispettino i diritti dei consumatori. Dobbiamo privilegiare piattaforme e modelli di business che offrono ebook DRM-free, che consentono il prestito e la rivendita degli ebook e che proteggono la nostra privacy. Dobbiamo sostenere le biblioteche e le associazioni che si battono per un accesso equo e sostenibile alla cultura e alla conoscenza. Dobbiamo boicottare le aziende che adottano politiche restrittive e che sfruttano i nostri dati personali a fini commerciali. Il nostro potere di consumatori consapevoli è enorme e possiamo utilizzarlo per influenzare le scelte delle aziende e per promuovere un modello di business più etico e sostenibile.
In terzo luogo, dobbiamo agire legalmente per denunciare le pratiche abusive e per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Possiamo rivolgerci alle autorità competenti, come l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e il Garante per la protezione dei dati personali, per segnalare le violazioni dei nostri diritti. Possiamo partecipare a class action contro le aziende che adottano politiche restrittive e che sfruttano i nostri dati personali. Possiamo rivolgerci a un avvocato specializzato in diritto digitale per ottenere una consulenza legale e per tutelare i nostri interessi.
Infine, dobbiamo fare pressione politica sui nostri rappresentanti per chiedere un intervento legislativo a livello europeo che tuteli i diritti dei consumatori e che garantisca un accesso equo e sostenibile alla cultura e alla conoscenza nell’era digitale. Dobbiamo sostenere le iniziative promosse da associazioni come KR21 per una riforma del diritto d’autore che tenga conto delle esigenze delle biblioteche e dei consumatori. Dobbiamo chiedere ai nostri parlamentari di votare a favore di leggi che proteggano la nostra privacy e che limitino il potere delle aziende che sfruttano i nostri dati personali a fini commerciali.
La conquista della libertà digitale è una battaglia che riguarda tutti noi. Non possiamo delegare ad altri la responsabilità di difendere i nostri diritti. Dobbiamo diventare consumatori consapevoli, informati e attivi, pronti a far valere i nostri diritti e a promuovere un modello di business più etico e sostenibile. Solo così potremo garantire un futuro in cui la cultura e la conoscenza siano veramente accessibili a tutti, senza limitazioni e senza compromessi.
Difesa Digitale: Una bussola per orientarsi
Navigare nel mare magnum del digitale può sembrare complicato, ma ci sono delle semplici regole che possono aiutarti a proteggere i tuoi diritti. Una nozione base, fondamentale per ogni consumatore connesso, è la consapevolezza: informati sempre prima di acquistare un prodotto o servizio digitale, leggi attentamente i termini e le condizioni, e non aver paura di fare domande. Ricorda, il silenzio è il miglior alleato di chi vuole approfittarsi di te.
Un concetto più avanzato, ma altrettanto importante, è la sovranità digitale. Si tratta della capacità di controllare i propri dati e di scegliere quali servizi utilizzare, senza essere vincolati a piattaforme o aziende specifiche. Per esercitare la tua sovranità digitale, puoi utilizzare software open source, servizi decentralizzati e strumenti che proteggono la tua privacy. Ricorda, i tuoi dati sono preziosi: non regalarli a chi li vuole sfruttare a tuo vantaggio.
Ma al di là delle nozioni teoriche, ciò che conta davvero è sviluppare un atteggiamento critico e consapevole nei confronti del digitale. Interrogati sempre sulle implicazioni delle tue scelte online, valuta attentamente i rischi e i benefici, e non aver paura di esprimere le tue opinioni e di difendere i tuoi diritti. Ricorda, il digitale è uno strumento potente, ma solo se lo utilizziamo con intelligenza e responsabilità può diventare un vero alleato per la nostra libertà e il nostro benessere.