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Vietnam nella black list Ue, cosa rischiano i consumatori?

L'inclusione del Vietnam nella black list UE solleva interrogativi sulla trasparenza delle filiere e sulla sicurezza dei prodotti importati. Approfondiamo le implicazioni per il Made in Italy e la salute dei consumatori.
  • Nel 2026, il Vietnam è nella black list UE per fiscalità.
  • L'articolo 110 del TUIR richiede l'interesse economico effettivo.
  • Dal 2020, l'EVFTA intensifica gli scambi, aumentando i rischi.

Vietnam, filiera opaca e rischi per il consumatore europeo

La black list Ue e le implicazioni fiscali per l’italia

Nel febbraio del 2026, l’Unione Europea ha incluso il Vietnam nella sua “black list” delle giurisdizioni non cooperative in materia fiscale. Questa decisione, scaturita da accertate carenze nello scambio di informazioni fiscali a richiesta, ha immediate ripercussioni sulle aziende italiane che intrattengono rapporti commerciali con il paese asiatico. La normativa italiana, precisamente l’articolo 110 commi da 9-bis a 9-quinquies del TUIR, prevede che i costi derivanti da operazioni con imprese localizzate in paesi inclusi nella “black list” siano deducibili solo se supportati da un “effettivo interesse economico”.

Questo si traduce in un onere di documentazione più stringente per le imprese italiane. Sarà loro richiesto di dimostrare la congruità dei prezzi praticati e la concreta esecuzione delle operazioni commerciali, soprattutto nei settori in cui l’interscambio con il Vietnam è particolarmente intenso. Tra questi, figurano le apparecchiature elettroniche, il tessile e l’abbigliamento, i metalli, i prodotti agricoli e della pesca, e i mezzi di trasporto. Un esempio concreto può chiarire meglio la portata di questa misura. Un’azienda italiana che importi tessuti dal Vietnam per la produzione di capi d’abbigliamento dovrà essere in grado di giustificare il costo dei tessuti, provando che è in linea con i prezzi di mercato e che l’operazione genera un reale beneficio economico per l’azienda stessa.

L’inclusione nella “black list” non è una mera formalità burocratica, ma un segnale d’allarme che impone una maggiore diligenza e trasparenza nelle operazioni commerciali con il Vietnam. Le imprese italiane dovranno quindi adeguarsi a questo nuovo scenario, rafforzando i propri sistemi di controllo interno e predisponendo una documentazione accurata e completa a supporto delle transazioni commerciali.

La decisione dell’UE non ha impatti solo sulle aziende, ma solleva questioni più ampie sulla protezione dei consumatori e sulla credibilità del marchio “Made in Italy”. La mancanza di trasparenza fiscale può favorire pratiche commerciali scorrette e l’elusione delle normative europee, con potenziali conseguenze negative per la qualità e la sicurezza dei prodotti importati.

La situazione è complessa e richiede un approccio multidimensionale che coinvolga le istituzioni europee e nazionali, le associazioni di categoria e i consumatori. Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile garantire la trasparenza delle filiere produttive e tutelare il valore del “Made in Italy” come simbolo di eccellenza e affidabilità.

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Il ruolo del vietnam come hub manifatturiero e l’accordo di libero scambio ue-vietnam

Al di là delle implicazioni puramente fiscali, la questione dell’inclusione del Vietnam nella “black list” dell’Unione Europea apre un dibattito più ampio e complesso sulla tracciabilità delle filiere produttive globali. Il Vietnam, infatti, si è affermato negli ultimi anni come un hub manifatturiero cruciale per numerosi settori industriali, tra cui l’abbigliamento, le calzature e l’elettronica. Questa posizione strategica è stata ulteriormente consolidata dall’entrata in vigore, nel 2020, dell’Accordo di Libero Scambio UE-Vietnam (EVFTA), che ha significativamente intensificato gli scambi commerciali tra le due aree, eliminando gran parte dei dazi doganali.

L’EVFTA, se da un lato ha creato nuove e interessanti opportunità per le imprese europee, aprendo loro l’accesso a un mercato in forte crescita, dall’altro ha inevitabilmente aumentato il rischio di pratiche commerciali scorrette e di elusione delle normative europee in materia di sicurezza dei prodotti, tutela dei lavoratori e rispetto dell’ambiente. In questo contesto, la trasparenza delle filiere produttive assume un’importanza ancora maggiore, diventando un elemento imprescindibile per garantire la tutela dei consumatori e la competitività delle imprese che operano nel rispetto delle regole.

L’EVFTA ha rappresentato un’accelerazione per l’economia vietnamita e per le aziende europee che guardano al Sud-Est asiatico. Le statistiche evidenziano una crescita costante dell’interscambio commerciale tra UE e Vietnam, con un aumento significativo delle esportazioni europee verso il paese asiatico e, parallelamente, un incremento delle importazioni di prodotti vietnamiti nell’Unione Europea. Questo trend, sebbene positivo in termini di crescita economica, richiede un’attenta vigilanza per evitare che i benefici dell’accordo si traducano in un abbassamento degli standard qualitativi e di sicurezza dei prodotti.

Secondo Roberto Luongo, direttore generale dell’ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), il Vietnam rappresenta un hub strategico per il “Made in Italy” nel Sud-Est asiatico, in particolare per i settori del tessile, del conciario e dell’agroindustriale. Questa affermazione, se da un lato sottolinea le potenzialità del mercato vietnamita per le imprese italiane, dall’altro evidenzia la necessità di presidiare con attenzione le filiere produttive per garantire che i prodotti “Made in Italy” mantengano gli elevati standard qualitativi che li contraddistinguono.

La sfida, quindi, è quella di conciliare la crescita economica con la tutela dei consumatori e la salvaguardia del “Made in Italy”. Questo richiede un impegno congiunto da parte delle istituzioni, delle imprese e dei consumatori, volto a promuovere una maggiore trasparenza delle filiere produttive e a garantire che i prodotti importati rispettino gli standard di sicurezza e qualità europei.

Il problema della contraffazione e i rischi per la salute e la sicurezza dei consumatori

Un aspetto particolarmente critico, strettamente connesso alla questione delle filiere produttive opache, è rappresentato dal fenomeno della contraffazione. Gli Stati Uniti hanno identificato il Vietnam come un “produttore chiave di prodotti contraffatti”, nonostante gli sforzi del governo vietnamita per intensificare i controlli. Questa situazione crea un terreno fertile per la commercializzazione di prodotti recanti il marchio “Made in Italy” che, in realtà, subiscono processi di lavorazione significativi in Vietnam, alterandone la qualità e la sicurezza senza che il consumatore ne sia consapevole.

Le conseguenze di questa pratica fraudolenta sono molteplici e gravi. In primo luogo, danneggia le aziende italiane che producono autenticamente in Italia, rispettando gli elevati standard qualitativi e di sicurezza previsti dalla normativa europea. In secondo luogo, espone i consumatori europei a rischi concreti per la salute e la sicurezza, derivanti dall’utilizzo di materiali scadenti o non conformi agli standard europei. Si pensi, ad esempio, all’utilizzo di coloranti tossici nei tessuti, di componenti elettronici non sicuri o di materiali non idonei alla produzione di calzature.

Il rischio di contraffazione non riguarda solamente i prodotti di lusso o di alta gamma, ma si estende a una vasta gamma di beni di consumo, tra cui abbigliamento, calzature, elettronica, giocattoli e persino prodotti alimentari. In questi ultimi, il rischio per la salute dei consumatori è particolarmente elevato, in quanto la contraffazione può riguardare la composizione degli ingredienti, i processi di trasformazione e le modalità di conservazione, con potenziali conseguenze negative per la salute pubblica.

A questo proposito, è allarmante il dato riportato da Coldiretti, secondo cui il pesce vietnamita è tra i dieci cibi più pericolosi a causa dell’elevato contenuto di metalli pesanti. Questo dato evidenzia come la mancanza di controlli efficaci sulle filiere produttive possa esporre i consumatori a rischi diretti per la salute, compromettendo la sicurezza alimentare e la fiducia nel “Made in Italy”.

La lotta alla contraffazione richiede un impegno congiunto da parte delle autorità competenti, delle imprese e dei consumatori. È necessario rafforzare i controlli doganali, intensificare la cooperazione tra le autorità europee e vietnamite, promuovere la consapevolezza dei consumatori e incentivare le imprese a investire nella tracciabilità delle filiere produttive. Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile contrastare efficacemente il fenomeno della contraffazione e tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori.

Controlli, regole d’origine e necessita’ di maggiore trasparenza

L’Accordo di Libero Scambio UE-Vietnam (EVFTA) prevede delle “regole di origine” che i prodotti devono rispettare per poter beneficiare delle tariffe preferenziali previste dall’accordo stesso. Queste regole, in teoria, dovrebbero garantire che i prodotti importati nell’Unione Europea siano effettivamente originari del Vietnam e che abbiano subito processi di trasformazione sufficienti nel paese asiatico. Tuttavia, la complessità di queste regole e la difficoltà di verificarne l’effettiva applicazione lasciano spazio a possibili abusi e a pratiche di elusione delle normative europee.

In questo contesto, è fondamentale rafforzare i controlli doganali e intensificare la cooperazione tra le autorità europee e vietnamite per garantire che i prodotti importati rispettino gli standard di sicurezza e qualità europei e che il marchio “Made in Italy” non sia utilizzato impropriamente per commercializzare prodotti di scarsa qualità. I controlli dovrebbero essere particolarmente stringenti sui prodotti tessili e calzaturieri, verificando la provenienza dei materiali, i processi di lavorazione utilizzati e il rispetto delle normative in materia di sicurezza dei prodotti. Allo stesso modo, è necessario intensificare i controlli sui prodotti alimentari, verificando l’assenza di contaminanti, il rispetto delle normative sanitarie e l’origine degli ingredienti utilizzati.

La trasparenza delle filiere produttive rappresenta un elemento imprescindibile per garantire la tutela dei consumatori e la competitività delle imprese che operano nel rispetto delle regole. È necessario promuovere l’adozione di sistemi di tracciabilità avanzati, che consentano di risalire all’origine dei prodotti e di monitorare l’intero processo produttivo, dalla materia prima al prodotto finito. Questi sistemi dovrebbero essere accessibili ai consumatori, in modo da consentire loro di fare scelte consapevoli e di premiare le imprese che si impegnano a garantire la qualità e la sicurezza dei propri prodotti.

La recente inclusione del Vietnam nella “black list” dell’UE rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato. È necessario che le istituzioni europee e nazionali, le associazioni di categoria e i consumatori collaborino attivamente per promuovere una maggiore trasparenza delle filiere produttive e per garantire che il “Made in Italy” rimanga un simbolo di eccellenza e affidabilità. Solo in questo modo sarà possibile tutelare i consumatori europei dai rischi derivanti da prodotti provenienti da filiere opache e garantire la competitività delle imprese italiane che investono nella qualità e nella sicurezza.

È importante sottolineare che la trasparenza non deve essere vista come un costo o un vincolo, ma come un’opportunità per valorizzare i prodotti “Made in Italy” e per rafforzare la fiducia dei consumatori. Le imprese che si impegnano a garantire la trasparenza delle proprie filiere produttive possono ottenere un vantaggio competitivo significativo, differenziandosi dalla concorrenza e conquistando la fedeltà dei consumatori più attenti alla qualità e alla sicurezza dei prodotti.

Verso un futuro di filiere trasparenti e consumatori consapevoli

Di fronte alle sfide poste dalla globalizzazione e dalla crescente complessità delle filiere produttive, è fondamentale promuovere un modello di consumo più consapevole e responsabile. I consumatori devono essere informati sui rischi connessi all’acquisto di prodotti provenienti da filiere opache e incentivati a premiare le imprese che si impegnano a garantire la trasparenza e la tracciabilità dei propri prodotti. Questo richiede un impegno congiunto da parte delle istituzioni, delle imprese e delle associazioni di consumatori, volto a promuovere l’educazione al consumo consapevole e a fornire ai consumatori gli strumenti necessari per fare scelte informate.

È necessario, ad esempio, rafforzare i sistemi di etichettatura dei prodotti, rendendo obbligatoria l’indicazione dell’origine dei materiali utilizzati e dei processi di lavorazione subiti. Allo stesso modo, è importante promuovere l’adozione di marchi di qualità e di certificazioni di prodotto, che garantiscano il rispetto di determinati standard qualitativi e di sicurezza. Questi strumenti, se utilizzati in modo efficace, possono contribuire a orientare le scelte dei consumatori e a premiare le imprese che si distinguono per la qualità e la sicurezza dei propri prodotti.

Infine, è fondamentale promuovere un dialogo costruttivo tra le imprese e i consumatori, volto a creare un rapporto di fiducia reciproca e a incentivare le imprese a rispondere alle esigenze e alle aspettative dei consumatori. Questo richiede un impegno da parte delle imprese a essere trasparenti e responsabili, comunicando in modo chiaro e comprensibile le caratteristiche dei propri prodotti e i processi produttivi utilizzati. Allo stesso tempo, è necessario che i consumatori siano attenti e consapevoli, informandosi sui prodotti che acquistano e segnalando eventuali anomalie o irregolarità alle autorità competenti.

Ecco, la questione centrale, come consumatori, è essere consapevoli che il prezzo più basso non sempre coincide con la scelta migliore. Un consumatore consapevole è un consumatore informato, che sa valutare i rischi e i benefici di un acquisto e che premia le aziende che si impegnano a rispettare i suoi diritti e la sua salute. E un consumatore connesso è un consumatore che si informa, che condivide le sue esperienze e che partecipa attivamente alla costruzione di un mercato più trasparente e responsabile.

E ora, permettimi una riflessione più intima, quasi un consiglio da amico. Difendersi come consumatori oggi significa non solo conoscere i propri diritti, ma anche sviluppare un senso critico verso le informazioni che ci arrivano. Significa domandarsi sempre “perché” un prodotto costa così poco, “chi” ci guadagna davvero e “come” possiamo fare la nostra parte per un’economia più giusta e sostenibile. Significa, in fondo, ricordarci che ogni nostra scelta, anche la più piccola, ha un impatto sul mondo che ci circonda.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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