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- Il bando SBEP investe 450 milioni di euro in 7 anni.
- La legge SalvaMare del 2022 contrasta l'inquinamento da plastica.
- Turismo sostenibile basato su Economia, Etica e Ambiente.
L’economia del mare, pilastro fondamentale per il tessuto economico italiano, si trova oggi di fronte a una sfida cruciale: la transizione verso un modello di sviluppo sostenibile. Questa trasformazione, spesso definita come “blue economy“, implica un ripensamento profondo delle attività economiche legate al mare, con l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale e massimizzare i benefici per le comunità locali e per i consumatori. Tuttavia, il percorso verso la sostenibilità non è privo di ostacoli. L’efficacia degli incentivi “green” messi in campo e la reale portata del “greenwashing” rappresentano due delle principali criticità da affrontare. È necessario chiedersi se le promesse di riduzione dell’inquinamento, di prodotti ittici più sostenibili e di un turismo responsabile si traducano effettivamente in vantaggi concreti per i consumatori. Negli ultimi anni, sono stati introdotti diversi incentivi a sostegno di progetti di ricerca e innovazione volti alla tutela dei mari e allo sfruttamento sostenibile delle risorse marine. Un esempio significativo è rappresentato dal bando europeo Sustainable Blue Economy Partnership (SBEP), che offre finanziamenti per promuovere la transizione verso un’economia blu resiliente e sostenibile. Con un investimento complessivo di 450 milioni di euro distribuiti su 7 anni, questa iniziativa ambisce a promuovere una trasformazione del settore marittimo verso un’economia blu sostenibile, produttiva, competitiva e a impatto climatico zero entro il 2030, gettando le basi per un oceano salubre per tutti entro il 2050. Tuttavia, l’accesso a questi fondi è spesso tutt’altro che semplice. Le risorse sono principalmente destinate a imprese che esercitano attività industriali e di trasporto, agroindustriali, artigiane e centri di ricerca, escludendo di fatto una parte consistente del tessuto economico legato al mare, composto da piccole e medie imprese, cooperative e operatori del settore turistico. Questa limitazione nell’accesso ai finanziamenti rischia di creare una disparità tra i diversi attori del settore, penalizzando chi, pur volendo adottare pratiche sostenibili, non dispone delle risorse necessarie per farlo. Inoltre, la complessità delle procedure burocratiche e la mancanza di informazioni chiare e accessibili possono rappresentare un ulteriore ostacolo per le imprese che desiderano accedere agli incentivi.
I pericoli del greenwashing nell’economia del mare
Il rischio di “greenwashing” rappresenta una delle maggiori minacce per la credibilità della transizione verso la blue economy. Come nel più ampio contesto della sostenibilità ambientale, anche nel settore marittimo si assiste a strategie di comunicazione e marketing che presentano un’immagine “green” non sempre supportata da azioni concrete. Alcune aziende, ad esempio, potrebbero ottenere certificazioni ambientali senza apportare cambiamenti significativi alle proprie pratiche operative, oppure promuovere iniziative di compensazione ambientale che non affrontano le cause profonde dell’inquinamento. Un esempio emblematico è rappresentato dal sistema dei crediti di raccolta dei rifiuti marini. Iniziative come quella promossa dalla startup Ogyre, che ha creato il primo sistema certificato al mondo di crediti di raccolta rifiuti marini, possono rappresentare un passo avanti nella lotta contro l’inquinamento da plastica. Tuttavia, è fondamentale evitare che tali sistemi diventino un comodo alibi per le aziende, permettendo loro di “compensare” la propria impronta ambientale senza intaccare le radici del problema, ovvero la riduzione della produzione di rifiuti e l’adozione di pratiche più sostenibili fin dall’inizio della catena del valore. C’è il rischio concreto che questi “crediti” si trasformino in una sorta di “assoluzione ambientale”, consentendo alle imprese di acquietare la propria coscienza ecologica senza operare modifiche sostanziali ai propri schemi di consumo. Anche il settore del turismo, cruciale per l’economia del mare, non è immune dal greenwashing. Promozioni di “turismo sostenibile” possono celare pratiche che non rispettano l’ambiente o le comunità locali. Alberghi che si autodefiniscono “ecologici” senza aver adottato misure concrete per ridurre il consumo di energia e acqua, tour operator che offrono escursioni in aree protette senza rispettare le normative ambientali, ristoranti che propongono “pesce fresco” senza garantire la provenienza da fonti sostenibili sono solo alcuni esempi di come il greenwashing possa insinuarsi anche nel settore turistico. È necessario quindi che i consumatori siano particolarmente attenti e critici nei confronti delle promesse di sostenibilità, verificando sempre la veridicità delle informazioni e privilegiando operatori turistici che dimostrino un reale impegno per la tutela dell’ambiente e delle comunità locali.

- Ottimo articolo! Finalmente qualcuno che analizza a fondo......
- Greenwashing ovunque! 😠 Non mi fido più di nessuna certificazione......
- E se invece di 'compensare' l'inquinamento......
- La blue economy è una grande opportunità... 🌊...
Il ruolo del turismo responsabile e delle istituzioni
Il vero turismo responsabile, al contrario, dovrebbe basarsi su principi di etica, economia e ambiente, privilegiando strutture ricettive che utilizzano personale locale, promuovono la cultura del territorio e riducono al minimo l’impatto ambientale. Questo significa prediligere strutture che utilizzano energie rinnovabili, offrono prodotti a km 0 e gestiscono in modo efficiente le risorse idriche ed energetiche. Il turismo sostenibile, fondato su Economia, Etica e Ambiente, è definito dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) come “un turismo capace di soddisfare le esigenze dei turisti di oggi e delle regioni ospitanti, prevedendo e accrescendo le opportunità per il futuro”. Le istituzioni hanno un ruolo cruciale nel garantire la transizione verso un’economia del mare realmente sostenibile. Oltre a definire standard chiari e incentivare le pratiche virtuose, è fondamentale monitorare l’applicazione delle normative e sanzionare i comportamenti scorretti. La “Legge SalvaMare” rappresenta un passo importante in questa direzione, ma è necessario un impegno costante per contrastare l’inquinamento e promuovere la tutela dell’ambiente marino. Questa legge, approvata nel 2022, mira a contrastare l’inquinamento da plastica in mare, promuovendo la raccolta dei rifiuti abbandonati e incentivando il riciclo. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni di applicarla in modo rigoroso e di garantire il rispetto delle normative ambientali. Un altro aspetto fondamentale è la promozione di una governance del mare unitaria ed integrata, superando la frammentarietà dei processi decisionali e la mancanza di indicatori economici e di monitoraggio dei diversi settori integrati nella contabilità nazionale. È necessario creare un sistema integrato di misura della salute dei mari e dei suoi ecosistemi, valorizzando i servizi ecosistemici e contrastando l’inquinamento da plastica. In questo contesto, la collaborazione tra istituzioni, imprese, associazioni e cittadini diventa fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
Verso un’economia del mare realmente sostenibile
Il ruolo delle associazioni di consumatori è fondamentale nel monitorare le pratiche sostenibili nel settore marittimo e nel verificare la trasparenza delle certificazioni ambientali. È necessario che i consumatori siano informati e consapevoli delle reali implicazioni delle scelte “green” che vengono loro proposte, evitando di cadere in facili illusioni. Solo attraverso un approccio critico e informato sarà possibile promuovere un’economia del mare realmente sostenibile, che porti benefici concreti per l’ambiente e per i consumatori. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario promuovere l’educazione ambientale e la sensibilizzazione dei cittadini, fornendo loro gli strumenti necessari per valutare criticamente le informazioni e per fare scelte consapevoli. È fondamentale che i consumatori siano in grado di distinguere tra le vere iniziative di sostenibilità e le operazioni di greenwashing, premiando le aziende che dimostrano un reale impegno per la tutela dell’ambiente e per il benessere delle comunità locali. In definitiva, la transizione verso un’economia del mare realmente sostenibile rappresenta una sfida complessa, ma anche un’opportunità straordinaria per creare un futuro migliore per le generazioni future. Richiede un impegno congiunto da parte di tutti gli attori del settore, una maggiore trasparenza e responsabilità da parte delle imprese, un ruolo attivo da parte dei consumatori e un’azione decisa da parte delle istituzioni. Solo in questo modo sarà possibile trasformare le promesse di sostenibilità in realtà concrete, creando un’economia del mare che sia al tempo stesso prospera, inclusiva e rispettosa dell’ambiente.
Amici consumatori, spero che quest’analisi sull’economia del mare “green” vi sia stata utile per navigare meglio nel mare magnum delle offerte sostenibili. Ricordate, un consumatore informato è un consumatore potente! Una nozione base di difesa del consumatore applicabile in questo caso è: informarsi sempre prima di acquistare prodotti o servizi che si dichiarano “green”. Verificate le certificazioni, leggete le etichette, cercate informazioni online. Non fermatevi alla prima impressione, ma approfondite sempre.
Ed ecco una nozione un po’ più avanzata: il “diritto alla riparazione”. Questo diritto, sempre più discusso a livello europeo, mira a obbligare i produttori a rendere più facile la riparazione dei prodotti, allungandone la vita e riducendo la produzione di rifiuti. Applicato all’economia del mare, questo potrebbe significare, ad esempio, incentivare la riparazione delle attrezzature da pesca o delle imbarcazioni, anziché la loro sostituzione con modelli nuovi. Rifletteteci: un piccolo gesto, come scegliere di riparare anziché buttare, può fare la differenza per il nostro pianeta.
- Sito ufficiale del partenariato europeo Sustainable Blue Economy Partnership (SBEP).
- Pagina ufficiale del MUR sul bando Sustainable Blue Economy Partnership (SBEP).
- Partnership Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi per lo sviluppo della Blue Economy.
- Approfondimento sull'uso responsabile delle risorse dell'oceano per economia e ambiente.








