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- Oltre 4.792 fondi Esg investono 123 miliardi di euro in combustibili fossili.
- Investimenti per 23,5 miliardi di euro in TotalEnergies, Shell, ExxonMobil, Chevron, Eni e BP.
- Solo un terzo dei fondi sono coperti dalle nuove linee guida Esma.
Nel panorama economico dell’Europa, l’interesse per la sostenibilità e i principi ESG (ambientali, sociali e di governance) sta registrando un’impennata notevole, modellando tanto le scelte di investimento quanto le strategie d’impresa. Al contempo, si avverte una pressante esigenza di normare con maggiore severità per arginare il greenwashing, ovvero l’usanza delle aziende di presentarsi più ecologiche di quanto non siano in realtà.
## Il Barometro ESG 2025 e la sfida del Greenwashing
Il Barometro ESG di MainStreet Partners si configura come uno strumento essenziale per esaminare le performance e le politiche sostenibili dei fondi europei, con l’intento di svelare le pratiche di greenwashing. Eppure, un’indagine recente di Urgewald e Facing Finance, due ONG, ha portato alla luce una situazione inquietante: una massiccia operazione di greenwashing coinvolge numerosi fondi ESG europei.

La ricerca ha analizzato oltre 14.000 fondi negoziati nei mercati europei, tra cui un migliaio di ETF (exchange-traded fund). Sorprendentemente, più di un terzo di questi fondi (4.792 per l’esattezza) ha investito oltre *123 miliardi di euro in aziende che promuovono attivamente progetti di espansione dei combustibili fossili o che non possiedono un piano credibile di riduzione delle emissioni in linea con l’Accordo di Parigi. Tra le principali compagnie petrolifere e del gas, TotalEnergies, Shell, ExxonMobil, Chevron, Eni e BP assorbono investimenti per un valore di 23,5 miliardi di euro, con TotalEnergies che ne raccoglie da sola 8,1 miliardi.
Le società di gestione patrimoniale che investono maggiormente nei combustibili fossili includono JPMorgan Chase (10,2 miliardi di euro), Dws (8,7 miliardi di euro) e BlackRock (8,3 miliardi di euro).
## L’urgenza di normative definite e di un’efficace sorveglianza
Julia Dubslaff, ricercatrice finanziaria presso Urgewald, osserva che “la presenza di progetti di espansione dei combustibili fossili in oltre un terzo dei fondi che rivendicano caratteristiche ambientali o sociali trae in inganno gli investitori attenti al clima“. Dubslaff incita il legislatore europeo a definire principi chiari per tutti i fondi ESG e a porre fine a questa “farsa”.
Le regole, in realtà, esistono già. L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) ha introdotto nuove disposizioni che diventeranno operative dal 21 maggio. Queste linee guida specificano i criteri di investimento per i fondi che si definiscono ESG, suddividendoli in categorie come ambiente, sostenibilità, impatto, transizione, sociale e governance. Tuttavia, la ricerca di Urgewald e Facing Finance ha rivelato che due terzi dei fondi esaminati (9.420 fondi) non sono coperti da queste nuove linee guida, poiché i loro investimenti non rientrano in queste categorie. Anche quando le linee guida si applicano, la legislazione appare così permissiva da consentire investimenti non sostenibili.
## Il ruolo del private enforcement e dei rimedi civilistici
Di fronte a un mercato di capitali sempre più orientato alla sostenibilità, è fondamentale garantire la correttezza del processo informativo relativo agli strumenti di investimento “sostenibili”. Il greenwashing, infatti, mina la fiducia degli investitori e compromette la competitività dei mercati dei capitali sostenibili.
Le autorità europee si sono concentrate principalmente sulla prevenzione del greenwashing, attraverso la partecipazione attiva all’orientamento degli sviluppi normativi. Nonostante gli sforzi, finora non sono state introdotte sanzioni mirate, direttamente applicate dalle Autorità finanziarie europee, per le condotte di informazione ESG errata o distorta.
In questo contesto, il private enforcement, ovvero l’azione legale intrapresa da privati (come organizzazioni di consumatori) contro aziende accusate di greenwashing, assume un ruolo cruciale. Il recente report delle ESAs (Autorità europee di vigilanza) sul greenwashing evidenzia l’importanza, oltre alle misure settoriali, degli istituti e dei rimedi civilistici generali presenti nell’ordinamento, come le norme in materia di pratiche commerciali scorrette e di concorrenza sleale.
## Verso un mercato dei capitali sostenibili più trasparente e responsabile
Il contrasto al greenwashing richiede un approccio integrato, che combini la vigilanza pubblica con l’azione privata. È necessario rafforzare il quadro normativo in materia di finanza sostenibile, prevedendo sanzioni efficaci per le condotte di falsa o distorta informazione ESG. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere la consapevolezza degli investitori e fornire loro gli strumenti necessari per tutelare i propri diritti.
L’adozione di standard uniformi per i green bond, come il nuovo standard UE, rappresenta un passo importante verso la trasparenza e l’affidabilità di questo mercato. Tuttavia, è essenziale garantire che tali standard siano effettivamente rispettati e che gli emittenti siano responsabili delle proprie dichiarazioni.
## La difesa del consumatore: un impegno per la trasparenza e la sostenibilità
In un mondo sempre più attento alle tematiche ambientali e sociali, è fondamentale che i consumatori siano in grado di fare scelte consapevoli e informate. Il greenwashing rappresenta una minaccia per questa libertà di scelta, in quanto inganna i consumatori e distorce il mercato.
Come consumatori, abbiamo il diritto di sapere se un prodotto o un servizio è realmente sostenibile o se si tratta solo di una facciata. Per questo, è importante informarsi, confrontare le informazioni e non fidarsi ciecamente delle promesse pubblicitarie.
Un concetto avanzato di difesa del consumatore in questo ambito è la promozione di meccanismi di due diligence* da parte degli investitori, che consentano di verificare la veridicità delle dichiarazioni ESG delle aziende in cui investono. Questo approccio, unito a una maggiore trasparenza e a una regolamentazione più efficace, può contribuire a creare un mercato dei capitali più sostenibile e responsabile.
Riflettiamo: quanto siamo disposti a rinunciare a un rendimento finanziario più elevato per sostenere un futuro più sostenibile? La risposta a questa domanda determinerà il futuro dei nostri investimenti e del nostro pianeta.