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- Produttività in calo: decremento di oltre l'1% nel biennio 2023-2024.
- Disoccupazione giovanile al 20% e inattività al 33%.
- Debito pubblico elevato: circa il 130% del PIL.
- Inflazione contenuta all'1,2% a dicembre.
- Impiego di 110 miliardi di euro (2023-2025) con crescita esigua.
Questa valutazione, condivisa sia dalla Banca d’Italia che dal Fondo Monetario Internazionale, suggerisce che l’attuale legislatura potrebbe concludersi nel 2027 senza significativi miglioramenti. A questo ritmo, il raddoppio del prodotto interno lordo richiederebbe un secolo, superando di gran lunga le aspettative di vita della popolazione italiana. La produttività, un fattore cruciale per la crescita a lungo termine, mostra incrementi annui limitati allo *0,4% dal 1995, con una diminuzione di oltre l’1% nel biennio 2023-2024. La debolezza nell’innovazione delle imprese italiane, caratterizzate da una prevalenza di piccole aziende con una media di due addetti, non è compensata dall’accumulazione di capitale. Gli investimenti in beni strumentali, pur in ripresa, rimangono inferiori ai livelli dei primi anni Duemila e al di sotto di quelli di Stati Uniti, Giappone ed Eurozona.
L’aumento dell’occupazione, sebbene positivo, eccede la crescita del prodotto, penalizzando la produttività. Il lavoro precario e la mancata corrispondenza tra mansioni e professionalità contribuiscono a un quadro preoccupante, con una disoccupazione giovanile che sfiora il 20% e un tasso di inattività del 33%. I bassi salari, che sostengono i profitti e inducono le imprese a sostituire lavoro a capitale, alimentano ulteriormente questa situazione. I profitti, inoltre, sono favoriti dalla scarsa concorrenza in diversi settori e da rapporti opachi con la Pubblica Amministrazione, che comportano trasferimenti, forniture, concessioni e appalti a condizioni di favore, nonché evasione fiscale e contributiva. Questa facilità di guadagno distoglie le imprese dalla ricerca del profitto attraverso l’innovazione e l’assunzione di rischi.
Le Sfide della Finanza Pubblica e le Disuguaglianze Sociali
La finanza pubblica italiana necessita di un risanamento strutturale, sfruttando gli spazi di minore spesa e maggiore entrata disponibili nei rapporti con le imprese. La pressione fiscale sul lavoro dipendente è in aumento, mentre i trattamenti pensionistici continuano a peggiorare. Nonostante la riduzione dei tassi d’interesse abbia limitato i disavanzi di bilancio, il debito pubblico rimane elevato, attestandosi intorno al 130% del PIL. I fondi europei del PNRR, purtroppo distribuiti in molteplici direzioni e impiegati con priorità discutibili, non hanno ancora consentito agli investimenti pubblici di raggiungere i livelli del 2009. Questa insufficiente iniezione di capitali e i loro scarsi impatti moltiplicativi sulla produzione e l’efficienza hanno concorso al degrado delle infrastrutture, inclusa la messa in sicurezza del territorio, la salvaguardia ambientale, la sanità, l’istruzione, la ricerca e il Mezzogiorno.
La ripartizione della ricchezza ha assunto un carattere più diseguale, con circa 6 milioni di persone in condizioni di indigenza assoluta e oltre 10 milioni a rischio di scivolarvi. L’inflazione, contenuta all’1,2% a dicembre, è frenata dal ristagno della domanda globale, non dalla dinamica della produttività o dalla riduzione dei costi. L’avanzo nella bilancia dei pagamenti di parte corrente è dovuto alla limitazione delle importazioni, causata dall’inadeguatezza della domanda interna, piuttosto che a un miglioramento della competitività del made in Italy. La recente legge di bilancio conferma l’incapacità della classe dirigente e del mondo imprenditoriale di promuovere riforme e strategie economiche efficaci per la crescita delle attività produttive, un presupposto imprescindibile per risolvere i problemi strutturali della società italiana.
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1. A stylized representation of the Italian flag, depicted as a series of geometric rectangles in green, white, and red.
2. A simplified graph showing a flat or slightly declining line, symbolizing the stagnant GDP growth.
3. A group of abstract human figures, representing consumers, arranged in a circular pattern to suggest the concept of a circular economy.
4. A stylized military tank, representing the increase in military spending.
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Le Politiche Economiche e le Spese Militari
Le politiche economiche attuali, secondo alcuni analisti, non sembrano favorire una crescita sostenibile e inclusiva. L’aumento della spesa militare, ad esempio, è visto come un fattore che non contribuisce allo sviluppo economico generalizzato, ma che beneficia solo alcune realtà regionali e manifatturiere. Allo stesso tempo, i servizi essenziali come l’istruzione, la sanità e la ricerca vengono impoveriti. Si chiede un’inversione di rotta economica, con una maggiore attenzione alla “rivoluzione della cura”, intesa come un nuovo modo di concepire le interazioni tra gli attori economici, distinto dal mercato e capace di assicurare il benessere collettivo. Nonostante l’afflusso e l’impiego di 110 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, la crescita dell’Italia è stata tra le più esigue nell’Eurozona. Questo solleva interrogativi sull’efficacia dei progetti finanziati dal PNRR nel recuperare crescita e produttività. Alcuni sostengono che, senza questi fondi, l’Italia sarebbe stata in recessione. Tuttavia, la crescita modesta suggerisce che l’impatto dei progetti è stato limitato. Si auspica un’analisi approfondita di questi aspetti finanziari e di crescita per fornire al governo gli strumenti e le indicazioni necessarie per migliorare la situazione economica del Paese.
Il Ritorno della “Politica del Grosso Bastone” e i Rischi Globali
Nel contesto globale attuale, segnato da incertezze e tensioni internazionali, si assiste al ritorno della “politica del grosso bastone”, una dottrina che legittima l’intervento delle potenze in ogni parte del mondo. Questo approccio, incarnato da figure come Theodore Roosevelt e, più recentemente, da Donald Trump, comporta il rischio di un mondo più instabile, insicuro e diviso. L’Orso russo e il Dragone cinese potrebbero sentirsi legittimati a insistere con la politica del “bastone più grosso”, a spese dell’Ucraina e dell’Europa, e di Taiwan, rispettivamente. In questo scenario, il pacifismo che rifiuta il riarmo per la difesa è visto come un fattore che contribuisce all’incubo di un mondo in balia delle potenze.
L’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, con la cattura del dittatore Nicolás Maduro, è un esempio di questa politica. Sebbene la fine di un dittatore possa non suscitare rimpianti, l’azione unilaterale degli Stati Uniti solleva interrogativi sulle conseguenze e sulla stabilità della regione. La storia ci insegna che interventi simili possono avere esiti imprevedibili e destabilizzanti. Il mondo è tornato a essere in balia della “politica del grosso bastone”, e il pericolo è che, ad avvantaggiarsene sentendosi a loro volta legittimati a insistere con la politica del “bastone più grosso” da loro stessi rispolverata per primi, siano anche l’Orso russo e il Dragone cinese.
Verso un Futuro Sostenibile e Inclusivo: Un Imperativo per l’Italia
L’analisi della situazione economica italiana rivela una serie di sfide interconnesse che richiedono un approccio olistico e lungimirante. La stagnazione del PIL, la bassa produttività, le disuguaglianze sociali e la dipendenza da fattori esterni come gli aiuti europei sono tutti sintomi di un modello di sviluppo che ha esaurito la sua spinta propulsiva. È necessario un cambio di paradigma che metta al centro l’innovazione, la sostenibilità, l’inclusione sociale e la valorizzazione del capitale umano. Solo così l’Italia potrà superare le difficoltà attuali e costruire un futuro prospero e giusto per tutti i suoi cittadini.
Amici lettori, riflettiamo insieme: in un’epoca di consumi sempre più rapidi e di prodotti con una vita utile programmata, l’economia circolare rappresenta una risposta concreta per ridurre gli sprechi e preservare le risorse del nostro pianeta. Un consumatore consapevole, informato e attento alle proprie scelte può fare la differenza, optando per prodotti durevoli, riparabili e riciclabili. Questo non solo contribuisce a proteggere l’ambiente, ma può anche generare benefici economici a lungo termine, riducendo i costi legati alla sostituzione frequente di beni di consumo. Approfondendo questo tema, scopriamo che la responsabilità estesa del produttore (REP)* è un principio chiave dell’economia circolare. La REP impone ai produttori di farsi carico della gestione dei prodotti a fine vita, incentivandoli a progettare beni più sostenibili e facili da riciclare. Questo meccanismo può stimolare l’innovazione e creare nuove opportunità di business nel settore del riciclo e del recupero dei materiali. Riflettiamo: quali sono le nostre abitudini di consumo? Siamo consapevoli dell’impatto ambientale dei nostri acquisti? Possiamo fare scelte più responsabili per contribuire a un futuro più sostenibile?
- Relazione annuale Banca d'Italia: analisi approfondita su economia, finanza pubblica e disuguaglianze.
- Proiezioni della Banca d'Italia sulla crescita del PIL italiano nel triennio 2025-2027.
- Panoramica ufficiale del Ministero delle Imprese sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
- Rapporto Caritas sulla povertà ed esclusione sociale in Italia nel 2024.








