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- Emissioni gas serra industria farmaceutica: 4-5% emissioni globali.
- Settore genera oltre un milione di tonnellate di rifiuti.
- Italmatch Chemicals recupera metalli da batterie esauste.
Un bilancio tra progresso e impatto ambientale
L’industria farmaceutica e chimica, settori vitali per il benessere e il progresso della società contemporanea, si trovano oggi di fronte a un cruciale punto di svolta. Da un lato, la loro continua espansione promette innovazioni rivoluzionarie e soluzioni avanzate per le sfide globali, spaziando dalla creazione di farmaci salvavita allo sviluppo di materiali all’avanguardia impiegati in svariati ambiti, dalla detergenza all’alimentare, dalle costruzioni all’elettronica e al tessile. D’altro canto, l’impatto ambientale generato dalle loro attività solleva questioni urgenti e imprescindibili riguardo alla sostenibilità delle pratiche correnti. In questo scenario, l’economia circolare emerge come un modello potenzialmente trasformativo, capace di coniugare crescita economica e tutela ambientale attraverso la riduzione degli sprechi e la valorizzazione delle risorse. Tuttavia, resta da accertare la reale entità dell’impegno profuso da queste industrie verso un futuro più ecologicamente responsabile.
I processi produttivi che caratterizzano i settori chimico e farmaceutico sono intrinsecamente complessi e spesso energivori. Ogni fase del ciclo di vita di un prodotto, dalla sintesi di nuovi farmaci alla fabbricazione di materie plastiche, può comportare un significativo impatto sull’ambiente. L’industria farmaceutica, per esempio, è responsabile di una quota considerevole delle emissioni globali di gas serra, stimabile intorno al *4-5%, una percentuale paragonabile a quella imputabile all’aviazione civile. A ciò si aggiungono il consumo di risorse naturali, la produzione di scarti e le emissioni di sostanze inquinanti, che rappresentano solo alcune delle sfide che queste industrie si trovano ad affrontare. La complessità dei processi e l’elevato consumo di energia rendono imperativo l’adozione di pratiche produttive più efficienti e sostenibili, capaci di minimizzare l’impatto ambientale senza compromettere la qualità e l’efficacia dei prodotti.
La gestione dei rifiuti: un nodo cruciale
La gestione dei rifiuti rappresenta un aspetto critico nella filiera chimico-farmaceutica. Numerosi prodotti derivanti da queste industrie sono classificati come rifiuti speciali o pericolosi, richiedendo trattamenti specifici e onerosi al fine di prevenire contaminazioni ambientali. Si stima che il settore generi annualmente oltre un milione di tonnellate di rifiuti, gran parte dei quali consiste in dispositivi monouso e imballaggi in plastica, spesso difficili da riciclare. Una domanda cruciale sorge spontanea: che fine fanno realmente questi rifiuti? Vengono smaltiti correttamente, seguendo le normative vigenti, oppure finiscono per inquinare il suolo e le acque, compromettendo la salute degli ecosistemi e delle comunità? La complessità delle filiere di riciclo, che attualmente riescono a trattare solo una frazione limitata della plastica immessa sul mercato, aggrava ulteriormente la situazione. È necessario promuovere lo sviluppo di tecnologie di riciclo innovative e la creazione di infrastrutture adeguate per la gestione dei rifiuti, al fine di ridurre l’impatto ambientale e favorire un’economia circolare.
Alcune aziende hanno iniziato a investire in iniziative di riciclo, nel tentativo di recuperare materiali preziosi dagli scarti di produzione. Italmatch Chemicals, ad esempio, sta sviluppando tecnologie per il recupero di metalli strategici dalle batterie esauste e per il riutilizzo dell’acido fosforoso, un sottoprodotto del suo impianto di Arese. L’azienda partecipa al progetto Ipcei – European Battery Innovation, il cui intento è costruire una catena di approvvigionamento europea di batterie per veicoli elettrici, partendo dalla produzione fino alla fine del loro ciclo di vita. Un altro esempio virtuoso è rappresentato da matterr, un’azienda che sta costruendo un impianto nel parco chimico di Knapsack con l’obiettivo di depolimerizzare rifiuti complessi di PET e trasformarli in nuovi materiali, riducendo la dipendenza dalle materie prime fossili. Questi esempi dimostrano che è possibile coniugare innovazione e sostenibilità, trasformando gli scarti in risorse preziose e contribuendo a un’economia più circolare. Tuttavia, è necessario un impegno maggiore da parte di tutte le aziende del settore per estendere queste pratiche virtuose e raggiungere una gestione dei rifiuti realmente sostenibile.

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Certificazioni ambientali e zone d’ombra
Le certificazioni ambientali, come le ISO 14001 e EMAS, dovrebbero garantire che le aziende operino nel rispetto di determinati standard di sostenibilità. Esistono anche altre certificazioni e iniziative rilevanti, come SBTi (Science Based Targets initiative), UNGC (United Nations Global Compact) e PSCI (Pharmaceutical Supply Chain Initiative), che mirano a promuovere la responsabilità ambientale e sociale delle imprese. Tuttavia, l’efficacia di queste certificazioni è spesso oggetto di dibattito. Alcuni esperti sostengono che molte aziende utilizzano le certificazioni ambientali come un mero strumento di “greenwashing”, al fine di migliorare la propria immagine pubblica senza un reale impegno per la sostenibilità. La mancanza di trasparenza e di controlli rigorosi rende difficile valutare l’effettivo impatto delle certificazioni sull’ambiente. È necessario rafforzare i meccanismi di controllo e di verifica, al fine di garantire che le certificazioni ambientali rappresentino un reale indicatore di sostenibilità e non un semplice strumento di marketing.
Il divario tra le promesse delle aziende e i dati concreti è spesso significativo. Molte aziende pubblicano report di sostenibilità che mettono in risalto i loro sforzi per ridurre l’impatto ambientale, ma i dati relativi alle emissioni, al consumo di risorse e alla produzione di rifiuti spesso raccontano una storia diversa. È fondamentale analizzare criticamente i dati forniti dalle aziende e confrontarli con fonti esterne, al fine di ottenere una visione più completa e accurata della situazione. La trasparenza e l’accessibilità alle informazioni sono elementi chiave per consentire ai consumatori e agli stakeholder di valutare l’impegno delle aziende verso la sostenibilità e di esercitare un’influenza positiva sulle loro pratiche.
Inoltre, è necessario prestare attenzione alle cosiddette “zone d’ombra”, ovvero quelle aree critiche in cui la trasparenza è limitata. L’esternalizzazione della produzione o dello smaltimento dei rifiuti in paesi con normative ambientali meno stringenti rappresenta un problema significativo. Questa pratica consente alle aziende di ridurre i costi e di evitare controlli più severi, ma può avere conseguenze devastanti per l’ambiente e per la salute delle persone. È necessario promuovere la responsabilità estesa del produttore, al fine di garantire che le aziende siano responsabili dell’impatto ambientale dei loro prodotti lungo tutto il ciclo di vita, anche al di fuori dei confini nazionali.
Verso un futuro sostenibile: trasparenza, responsabilità e consapevolezza
Per affrontare le sfide ambientali che gravano sull’industria farmaceutica e chimica, è indispensabile un cambiamento radicale di mentalità e di approccio. Le aziende devono assumersi una maggiore responsabilità nei confronti dell’ambiente e dei consumatori, adottando pratiche più trasparenti e sostenibili. È necessario incentivare l’innovazione, promuovendo lo sviluppo di tecnologie che riducano l’impatto ambientale dei processi produttivi. L’adozione di logiche circolari, che puntino al riuso, al riciclo e alla minimizzazione dei rifiuti sin dalle fasi di progettazione e produzione, rappresenta un passo fondamentale verso un’economia più sostenibile. I consumatori, a loro volta, possono svolgere un ruolo attivo scegliendo prodotti realizzati da aziende impegnate nella sostenibilità e supportando iniziative che promuovono la trasparenza e la responsabilità delle imprese.
È fondamentale agire con prontezza per bilanciare salute e sostenibilità, incoraggiando un settore farmaceutico più robusto, facilmente accessibile, innovativo e attento all’ambiente, capace di rispondere alle mutevoli esigenze della salute pubblica. Solo attraverso un impegno concreto e trasparente sarà possibile garantire un futuro più sostenibile per tutti.
È cruciale che ogni consumatore si faccia parte attiva di questo cambiamento. Un concetto base da tenere a mente è che ogni scelta di acquisto ha un impatto sull’ambiente. Optare per prodotti realizzati con processi sostenibili e imballaggi riciclabili è un modo concreto per sostenere le aziende virtuose e incentivare un’economia più circolare.
Un concetto più avanzato è quello della responsabilità estesa del produttore. Questo principio implica che le aziende siano responsabili dell’intero ciclo di vita dei loro prodotti, dalla progettazione allo smaltimento. Informarsi sulle politiche di responsabilità estesa del produttore delle aziende che producono i prodotti che acquisti può aiutarti a fare scelte più consapevoli e a premiare le aziende che si impegnano concretamente per la sostenibilità.
Riflettiamoci un attimo: siamo davvero consapevoli dell’impatto ambientale dei prodotti che consumiamo quotidianamente*? Informiamoci, scegliamo con cura e sosteniamo le aziende che si impegnano per un futuro più sostenibile.








