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- L'Ue importa il 100% di almeno 10 materie prime critiche.
- La dipendenza dalla Cina raggiunge il 97% per il magnesio.
- Solo 19 approvazioni su oltre 121 richieste dalla Cina.
La transizione energetica e digitale dell’Unione Europea si trova ad un bivio cruciale, con la sicurezza dell’approvvigionamento di materie prime critiche che emerge come una sfida complessa e urgente. Mentre gli Stati Uniti, con il “Progetto Vault”, si muovono verso la creazione di una riserva strategica investendo quasi 12 miliardi di dollari, l’UE sembra arrancare, rischiando di non raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. La Corte dei Conti europea ha espresso serie preoccupazioni, evidenziando come la politica europea in materia non sia “solida come una roccia”.
Almeno 10 delle 26 materie prime considerate critiche dall’UE, essenziali per la produzione di batterie, turbine eoliche, pannelli solari e semiconduttori, sono interamente importate da paesi terzi. La dipendenza dalla Cina è particolarmente marcata, con percentuali elevate per gallio (71%), magnesio (97%), grafite naturale (40%) e germanio (45%). Il boro, inoltre, vede una dipendenza dalla Turchia che sfiora il 99%. Per affrontare questa vulnerabilità, l’UE ha adottato nel 2024 un regolamento che fissa obiettivi ambiziosi per il 2030: estrarre internamente almeno il 10% del fabbisogno, trasformare il 40% dei materiali consumati e garantire che il 25% provenga da fonti riciclate. Nonostante ciò, gli scopi in questione non hanno carattere obbligatorio e si rileva una carenza di parametri definitivi necessari per la loro formulazione.
La Diversificazione Delle Importazioni: Un Percorso Ancora In Salita
Una riflessione sulla strategia europea riguardante le importazioni rivela significative lacune. Nella recente memoria degli ultimi cinque anni si conta un totale impressionante di 14 partenariati strategici, tuttavia il loro impatto rimane largamente astratto e privo dei frutti sperati. Molti progetti languono nell’inazione: basti pensare ai negoziati fermi con gli Stati Uniti che si protraggono sino al 2024; analogamente inquietanti sono i ritardi attorno all’attuazione dell’intesa tra UE e Mercosur. Nonostante ciò che viene proclamato dai rappresentanti della Commissione europea riguardo alle prospettive d’aumento nell’accesso alle materie prime essenziali, _ rimane evidente una mancanza lampante nei dati reali.
Dal lato cinese emerge una politica rigorosa nelle esportazioni riguardanti le terre rare e magneti considerati fondamentali: tutte queste materie ora richiedono specifiche autorizzazioni governative prima della loro commercializzazione oltre confine. Alla data del settembre nel corrente anno del 2023 si registrano solo 19 approvazioni su un totale stimato superiore a quattro volte questo numero: ciò significa che restano irrisolte ben 121 richieste pendenti. In merito a tutto ciò il palcoscenico europeo risponde in modo piuttosto tiepido; nessun passo ufficiale pare sia stato fatto per inoltrare contestazioni alla prestigiosa Organizzazione Mondiale del Commercio. _

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Riciclo E Produzione Interna: Ostacoli E Opportunita’
Il riciclo, elemento fondamentale della strategia europea sull’ambiente ed economia circolare, si trova attualmente in uno stato infantile rispetto alle ambizioni dichiarate. In particolare, sette su ventisei materiali critici mostrano tassi ridotti di riutilizzo situandosi fra l’1% e il 5%; inoltre ben dieci tipologie—tra le quali figurano litio, gallio, e silicio metallico—non risultano affatto sottoposte a processo di riciclaggio. La mancanza di obiettivi specificamente orientati per ciascun tipo di materiale ostacola le iniziative relative al recupero delle sostanze più elaborate dal punto di vista chimico-fisico; pertanto emerge una difficoltà significativa nel fare concorrenza alla Cina, dati gli elevatissimi oneri economici richiesti per il trattamento dei rifiuti.
In aggiunta, a livello nazionale, la questione legata all’estrazione interna presenta sfide infrastrutturali considerevoli: tematiche temporali ed economiche fungono da impedimento strutturale ai progetti minerari già avviati o pianificabili; infatti l’esplorazione resta ancora nella sua infanzia mentre nuovi giacimenti scoperti necessitano talvolta anche fino a vent’anni affinché possano raggiungere la piena operatività imprenditoriale: in questo contesto preoccupante alcuni stabilimenti dediti alla trasformazione stanno cessando l’attività poiché schiacciati dai crescenti costi energetici, comportando così ulteriormente rischiose spirali negative nel settore.
Verso Un Futuro Sostenibile: Ripensare La Strategia Europea
La problematica riguardante le materie prime critiche esige una trasformazione profonda nelle politiche attuali. Occorre intensificare gli sforzi verso una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti, incentivando allo stesso tempo pratiche efficaci come il riciclo ed accrescendo la capacità produttiva interna del nostro territorio; tutto ciò mentre si affrontano i freni imposti dalla burocrazia complessa ed i costi insostenibili associati. L’Unione Europea, dunque, è chiamata a stabilire target inequivocabili accompagnati da parametri definitivi; è imprescindibile inoltre destinare fondi significativi alla ricerca scientifica ed al supporto alle compagnie attive nel campo delle risorse primarie vitali per garantire non solo l’accesso sicuro ma anche quello responsabile a queste risorse rare—un aspetto cruciale non solo ai fini della transizione energetica ma anche in relazione alla competitività globale dell’Europa.
Cari lettori: ci troviamo a fronteggiare questioni inerenti alle materie prime critiche. Riflettete sulla decisione d’acquistare un’automobile elettrica: nella convinzione che sia una mossa pro-ambiente. Tuttavia, nel momento in cui scoprite che le batterie sono assemblate utilizzando risorse estratte sotto standard etici discutibili o tramite relazioni complesse con nazioni dalle quali l’Europa intrattiene rapporti controversi — realizzate quanto questa scelta potrebbe risultare meno significativa sul piano della responsabilità sociale ed ecologica. In qualità di cittadini informati ed engagés dovremmo necessariamente approfondire l’origine dei beni comprati nella quotidianità selezionando quelli fabbricati secondo principi solidali oltreché eco-compatibili.
Un concetto avanzato da tenere a mente è quello della “due diligence” sulla filiera delle materie prime. Le aziende dovrebbero essere tenute a verificare l’origine dei materiali che utilizzano, assicurandosi che siano estratti e lavorati nel rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Come consumatori, possiamo fare pressione sulle aziende e sui governi per promuovere una legislazione più stringente in materia. Riflettiamo: la transizione ecologica non può avvenire a scapito dei diritti e della sostenibilità.








